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TEORIA 
DELL’ORGANIZZAZIONE 
DELLE 
ISTITUZIONI SCOLASTICHE 
19 -20 gennaio 2018 
D.T. Fiorella Palumbo 
DT Fiorella Palumbo 
Macroaree 
di riflessione 
Le istituzioni scolastiche in contesti 
multiculturali nei territori di grande 
fragilità 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale 
 
L’autonomia come risorsa 
 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
IL CONCETTO DI ORGANIZZAZIONE 
“E’ l’artefatto umano finalizzato al raggiungimento di uno o più 
obiettivi” (A. Strati) 
“E’ la divisione del lavoro tra persone i cui sforzi debbono essere 
coordinati per il raggiungimento di specifici obiettivi”. (Barns, Fogg 
e Stephens) 
“E’ fondata sui seguenti presupposti: 
a) l’esistenza di uno scopo (mission); 
b) la razionalità cosciente (vision); 
c) la complessità dei compiti (complexity); 
d) la dimensione (dimension)”. (P. Carducci) 
“Si ravvisa nei principi di divisione e integrazione” (G. Capano) 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
IL CONCETTO DI ORGANIZZAZIONE 
“E’ una modalità del comportamento umano connaturata all’agire 
di fronte alla complessità. E’ insieme trama, artificio e 
scommessa” (P. Romei) 
Trama= osservazione della realtà, rappresentazione percettiva di 
una selezione delle sue variabili e loro collegamento in una 
sequenza dotata di senso 
Artificio= costruzione sociale della realtà in schemi cognitivi e 
percorsi logici e temporali che colleghino i vari elementi e 
riescano ad orientare l’azione 
Scommessa= scelta di una particolare combinazione di risorse 
umane, finanziarie, strumentali, cognitive e tecnologiche, di 
vincoli e di opportunità, di tempi e di strategie realizzative per 
conseguire un dato risultato 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA SOCIOLOGIA DELL’ORGANIZZAZIONE 
“E’ la disciplina che ha lo scopo di comprendere, cioè di rendere 
evidente il senso, e spiegare, e cioè trovare le cause dell’agire 
sociale all’interno delle organizzazioni, in modo da pervenire a 
conclusioni il più possibile generalizzate, comprovate e 
condivisibili” 
“E’ la disciplina che ha come oggetto di studio la società dentro e 
fuori le singole organizzazioni ed è contraddistinta dal 
guardare alle relazioni sociali cui le collettività danno vita in 
esse e al di fuori di esse” (A. Strati) 
I contributi della sociologia dell’organizzazione possono essere 
prescrittivi (che discutono e propongono particolari modelli 
ritenuti ottimali) o interpretativi (che esaminano le 
dinamiche sociali osservabili nelle organizzazioni, anche in 
rapporto a dati modelli) 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
IL MANAGEMENT SCIENTIFICO 
Autore: Frederick Wilson Taylor 
Contesto: Rivoluzione industriale avanzata. La grande fabbrica 
di inizio novecento. La produzione di massa. Insufficienza del 
modello tradizionale dei foremen, basato su empiria, arbitrio, 
abuso e improvvisazione. 
Paradigmi culturali: positivismo, metodo deduttivo, teoria 
economica neoclassica degli sbocchi, razionalità assoluta, 
modello deterministico. La scienza che assume il controllo dei 
fenomeni e risolve qualunque problema. 
Obiettivi: aumentare l’efficienza produttiva sotto il profilo 
quantitativo. Minimizzare i costi e massimizzare i risultati. 
Trasformare il lavoro nella fabbrica in un flusso totale 
assoggettato a rigorose norme di funzionamento. 
Metafora: l’organizzazione come una macchina. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
IL MANAGEMENT SCIENTIFICO 
Propone: 
1) studio e progettazione dell’organizzazione del lavoro da 
parte di esperti con metodo scientifico. 
2) Ricerca della one best way con metodo deduttivo per 
risolvere qualunque situazione o problema organizzativo. 
3) Concentrazione del potere decisionale nel management. 
4) Organizzazione scientifica e divisione parcellizzata dal 
lavoro per filiere e catene di montaggio. 
5) Struttura gerarchica e rigida eterodeterminazione dei ruoli. 
6) Scelta dell’ uomo giusto al posto giusto. 
7) Certezza e rigidità di regole e procedure. 
8) Incentivazione solo economica del personale e in relazione 
all’aumento della produttività conseguito. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
IL MANAGEMENT SCIENTIFICO PROPONE: 
 
A) Studio scientifico dei metodi di lavoro: 
• Rigida separazione tra progettazione ed esecuzione 
del lavoro 
• Misurazione di tempi e metodi (scomposizione del lavoro 
umano nelle singole operazioni di base e sua ricostruzione 
secondo criteri oggettivi di efficienza) 
• Task management (determinazione a priori del carico 
giornaliero di lavoro degli operai, con il risultato di consentire 
prestazioni standardizzate e con una resa prevedibile) 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
IL MODELLO BUROCRATICO 
Autore: Max Weber 
Contesto: La pubblica amministrazione degli stati liberali del 
primo novecento. Spiegazione delle ragioni dell’affermarsi della 
burocrazia come prevalente modalità di organizzazione del 
lavoro amministrativo nella società moderna. 
Paradigmi culturali: Divisione dei poteri. Stato di diritto. 
Avvento della democrazia di massa. Potere legale-razionale: 
supremazia della legge, legalità e neutralità dell’azione 
amministrativa. Tipicità e formalità dell’atto come garanzia. 
Obiettivi: massima uniformità, rispondenza alla legge e 
prevedibilità dell’azione amministrativa. Parità di trattamento 
tra tutti i cittadini. Impersonalità dell’agire burocratico. 
Metafora: l’organizzazione come piramide. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
PRINCIPI 
1) competenza di autorità definite per le diverse materie, 
disciplinata da leggi e regolamenti amministrativi; 
2) gerarchia degli uffici, in un rigido sistema di 
sovraordinazione e subordinazione di organi ed autorità; 
3) segreto di ufficio, con la conservazione nella sfera 
esclusiva dell’organizzazione di tutti gli atti relativi al 
funzionamento dei suoi apparati, sfera rigidamente separata e 
distinta da quella della vita privata dei funzionari; 
4) preparazione specializzata dei funzionari, che li pone in 
una posizione di primato, se non di monopolio cognitivo rispetto 
ai cittadini; 
5) carattere di professione a tempo pieno del lavoro dei 
funzionari e degli impiegati. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 IL MODELLO BUROCRATICO 
 Ogni potere decisionale nel merito è riservato al vertice 
politico, che si identifica con il potere legislativo e con il 
governo (i ministri al vertice della piramide). 
 La burocrazia funziona in modo impersonale e 
paragiurisdizionale. Come il potere giudiziario: 
 deve limitarsi ad applicare la legge in modo uniforme e 
imparziale ed avere procedure rigide e formali; 
 non deve prendere iniziative d’ufficio, ma intervenire solo a 
seguito di istanze scritte dei cittadini; 
 deve assicurare più livelli gerarchicamente ordinati di 
valutazione e decisione dell’istanza. 
 Quando la legge si presta a più interpretazioni, si deve 
valere delle circolari, della prassi e del precedente. 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
TEORIE DELLA MOTIVAZIONE 
 
Autori: F. Herzberg, A. Maslow, D. Mc. Gregor, C. Argyris 
Contesto: Anni 50-80. Studi e consulenze aziendali di psicologia del lavoro. 
Paradigmi culturali: Il fattore umano come portatore di complessità. La 
soggettività lavorativa. Cultura di coppia, di gruppo e di collettivo. Il clima 
organizzativo. La ricerca psico-sociale. Interventi di empowerment e 
sviluppo organizzativo: le organizzazioni possono crescere e migliorare 
solo nellamisura in cui riescono a motivare, sviluppare e valorizzare le 
proprie risorse umane. Le scelte organizzative per avere successo devono 
coinvolgere le persone ai vari livelli. 
Obiettivi: rendere conciliabili i bisogni materiali e psicologici dell’uomo con 
le esigenze dell’organizzazione. 
Metafora: L’organizzazione come luogo dell’autorealizzazione e del 
pensiero duale (della coesistenza non conflittuale della dimensione 
oggettiva con quella soggettiva). 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
TEORIE DELLA MOTIVAZIONE 
 LA SCALA DEI BISOGNI DI MASLOW 
1) Bisogni di autorealizzazione alto 
2) Bisogni di autonomia e di stima 
 a) considerazione di sé (autonomia e affermazione) 
 b) riconoscimento degli altri (status) 
3) Bisogni di socialità e di appartenenza 
4) Bisogni di sicurezza (personale, di impiego, ecc.) 
5) Bisogni fisiologici (connessi alla sopravvivenza) basso 
 Non si può passare alla soddisfazione di un bisogno superiore se 
non si è prima appagato quello al gradino precedente più in 
basso nella scala e una volta che ciò è avvenuto il nuovo bisogno 
sostituisce il precedente. 
 Passare da un gradino della scala ad uno più in alto costituisce 
sviluppo ed è di per sé premiante. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
TEORIE DELLA MOTIVAZIONE 
 LA TEORIA “Y” DI MC. GREGOR 
Ci sono due diverse teorie nella gestione delle risorse umane: 
 
 La teoria “X”, fondata sulla sfiducia nelle persone, che considera il lavoro 
come una imposizione ed è sottesa alla prassi dominante ed al 
comportamento più diffuso e radicato, che si esprime in una gestione 
improntata sulla gerarchia e il controllo direttivo sui comportamenti. 
 La teoria “Y”, fondata sulla fiducia, che considera l’impiego di energie 
fisiche e mentali nel lavoro come naturale come lo svago o il riposo, in 
cui il singolo esercita l’autodisciplina e l’autocontrollo, impara ad 
assumersi la responsabilità dei risultati, è incoraggiato a fare uso di 
creatività ed inventiva ed ha il suo spazio e il diritto a far valere le sue 
aspirazioni. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
TEORIE DELLA MOTIVAZIONE 
 
 
 
ORGANIZZAZIONE E PERSONALITA’ DI ARGYRIS 
Il processo di crescita psicologica dell’individuo consiste nel 
passaggio dallo stato di infanzia a quello di maturità, con 
alcune trasformazioni fondamentali: 
1) da uno stato di passività ad uno di attività e ricerca; 
2) da uno stato di dipendenza e irresponsabilità ad uno di relativa 
indipendenza e responsabilità delle proprie azioni; 
3) da pochi e rituali modi di comportamento a più modi; 
4) da prospettive a breve termine a prospettive più lunghe; 
5) da una mancanza di consapevolezza all’autocoscienza; 
6) da una posizione subordinata ad una di uguaglianza. 
Non è però affatto scontato che lo stato adulto venga sempre e 
pienamente realizzato. Spesso sono proprio le organizzazioni di 
tipo gerarchico e formale a impedire lo sviluppo delle 
caratteristiche dell’età adulta ed a condannare le persone a 
rimanere indefinitamente in uno stato regredito ed infantile. 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
LE TEORIE SISTEMICHE 
Autori: J.W. Forrester, E.L. Tist, K.W. Bamforth, J. Woodward, C. Perrow, J. 
Thompson, H. Mintzberg 
Contesto: Anni 60-80. Studi di cibernetica e teoria generale dei sistemi. Il 
M.I.T. di Boston e il Tavistock Inst. di Londra. 
Paradigmi culturali: Il pensiero sistemico. Le organizzazioni sono concepite 
come sistemi sociali e tecnologici aperti inseriti in un contesto più ampio, 
l’ambiente, cui sono legate da rapporti e scambi in entrata (input) e in 
uscita (output) e reciproche retroazioni (feedback). Ciascuna 
organizzazione è a sua volta costituita da un insieme di sottosistemi 
aggregati e interconnessi tra loro in modo non casuale. La “ricerca-
intervento” come strumento per trovare l’assetto più adatto. 
Obiettivi: comprendere i rapporti tra il sistema organizzazione e il suo 
ambiente, tra il sistema e i sottosistemi organizzativi, gli aspetti dinamici e 
di controllo del sistema (circuiti di retroazione o feedback), la causalità e 
funzionalità nel sistema (il pensiero circolare sostituisce il pensiero lineare). 
Metafora: L’organizzazione come sistema sociale complesso. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LE TEORIE SISTEMICHE 
L’APPROCCIO SOCIO-TECNICO 
 
 L’organizzazione è un sistema che integra due diversi sottosistemi: 
quello tecnologico e quello sociale. 
 Ci sono quindi variabili tecniche (impianti e tecnologie, sistema 
informativo, know how professionale) e variabili sociali 
(organizzazione formale e informale, norme e ruoli, relazioni 
interpersonali e di gruppo, clima organizzativo). 
 L’equilibrio del sistema va ricercato negli interscambi con il 
contesto, per cui hanno particolare importanza gli elementi con 
funzione di interfaccia con l’ambiente esterno. 
 Non è vero che la tecnologia impiegata imponga necessariamente 
un certo modello organizzativo; è invece possibile scegliere il 
modello più adatto per conciliare le esigenze tecniche con le 
esigenze sociali del sistema. 
 Più l’ambiente è turbolento, più le attività autoregolate e flessibili 
devono sostituire quelle semplici e ripetitive. 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA CULTURA ORGANIZZATIVA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA TEORIA DELLE CONTINGENZE 
• Le decisioni organizzative non vanno affrontate con schemi 
rigidi, ma richiedono di volta in volta la scelta della soluzione 
più adatta alle esigenze correnti attraverso un’analisi 
situazionale che consideri: 
a) le variabili interne: tecnologie e dimensioni 
b) le variabili esterne: caratteristiche dell’ambiente. 
• La tecnologia influenza l’organizzazione, ma ne condiziona 
interamente la struttura solo se questa è piccola. 
• La tecnologia ha un’influenza limitata sulle grandi 
organizzazioni, perché in esse ci sono vasti settori che non 
hanno alcuna connessione diretta con la produzione. 
• Le strutture sono determinate dalle interazioni richieste per il 
funzionamento di una data tecnologia e dalle eccezioni richieste 
per lo svolgimento dei compiti connessi, che richiedono 
l’impiego di una tecnologia differente. 
 
 
 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA CULTURA ORGANIZZATIVA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
IL CONCETTO DI CULTURA 
In antropologia, sociologia e psicologia sociale ci sono 157 definizioni 
diverse del concetto di cultura. Eccone alcune: 
 
 “Le norme che si sviluppano nei gruppi” (Homans 1950). 
 “I comportamenti usati regolarmente quando le persone 
interagiscono” (Goffman 1956). 
 “L’atmosfera che l’organizzazione comunica tramite l’aspetto e le 
modalità di interazione interne ed esterne” (Litwin 1968). 
 “La filosofia dietro le politiche dell’organizzazione”(Ouchi 1981). 
 “I valori dominanti di un’organizzazione” (Deal e Kennedy 1982). 
 “Le regole del gioco per sopravvivere all’interno di 
un’organizzazione e i trucchi che i nuovi arrivati devono apprendere 
per esservi accettati” (Ritti e Funkhouser 1982). 
 “”L’insieme dei valori, delle conoscenze, delle competenze e degli 
atteggiamenti che, integrati tra loro, determinano i comportamenti 
nell’organizzazione in relazione a obiettivi ed esperienza” (E. 
Borgonovi 1991). 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA CULTURA ORGANIZZATIVA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA CULTURA SECONDO E. SCHEIN 
• La cultura è l’elemento più importante di ogni organizzazione. 
• La cultura organizzativa è una realtà profonda, complessae 
difficile da capire, ma ha una natura pervasiva, che permea 
ogni aspetto dei rapporti umani. 
• Si può definire come “l’insieme coerente di assunti 
fondamentali che un dato gruppo sociale ha inventato, 
scoperto e sviluppato imparando ad affrontare i suoi problemi 
di adattamento esterno e di integrazione interna, e che hanno 
funzionato abbastanza bene da poter essere considerati 
validi, e perciò tali da essere insegnati ai nuovi membri come 
il modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a 
quei problemi. 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA CULTURA ORGANIZZATIVA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I LIVELLI DELLA CULTURA SECONDO E. SCHEIN 
L’analisi di una cultura organizzativa deve essere condotta a tre 
diversi livelli di profondità: 
1) Gli artefatti, ovvero le sue creazioni, che ne sono il livello 
più visibile e superficiale e caratterizzano l’ambiente fisico e 
sociale: il lay-out di uffici, sale e corridoi, gli oggetti ed i 
simboli, le tecnologie e i saperi tecnici, il linguaggio scritto e 
parlato, l’abbigliamento, i rituali quotidiani, le cerimonie, 
ecc. Gli artefatti sono sempre visibili ed osservabili, ma 
talora non immediatamente decifrabili, come il modo di 
comunicare agli altri il proprio status nell’organizzazione. 
2) I valori espliciti, che si possono evincere da discorsi, 
ideologie, miti ed eroi. Si è nella sfera dei discorsi manifesti, 
che riflettono valori attraverso messaggi su obiettivi da 
raggiungere e opinioni su come dovrebbero stare le cose 
rispetto a come effettivamente stanno. DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA CULTURA ORGANIZZATIVA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I LIVELLI DELLA CULTURA SECONDO E. SCHEIN 
 I discorsi sono elaborazioni simboliche aventi lo scopo di 
suscitare adesione e consenso a idee e programmi, creare 
senso di appartenenenza e di solidarietà, chiarire e 
legittimare scelte, azioni e decisioni, individuare pericoli e 
nemici, cementare alleanze o introdurre cambiamenti. 
 Le ideologie sono sistemi di discorsi con cui si cerca di 
attribuire determinati significati all’agire sociale. 
 I miti sono quelle convinzioni socialmente approvate e 
richiamate, ma non suffragate da prove empiriche. 
 Gli eroi sono quegli individui, spesso citati nei discorsi 
come esempio, cui vengono attribuiti meriti particolari o 
imprese eccezionali nella vita dell’organizzazione. 
 I valori si trovano ad un livello di coscienza e 
consapevolezza, ma sono verificabili nell’ambiente fisico 
dell’organizzazione solo attraverso il consenso sociale. 
 I valori che, sperimentati nella realtà organizzativa, 
portano al successo iniziano un processo di trasformazione 
cognitiva prima in convinzioni e poi in assunti impliciti. 
 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA CULTURA ORGANIZZATIVA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I LIVELLI DELLA CULTURA SECONDO E. SCHEIN 
 
3) Gli assunti impliciti o di base, che riflettono convinzioni 
profonde e inespresse, che operano al di sotto della soglia 
della coscienza e sono date talmente per scontate da non 
permettere grandi variazioni e far sì che le persone trovino 
inconcepibile agire in base a presupposti diversi. 
 Riguardano la concezione della natura umana, del lavoro, 
delle relazioni interpersonali, dell’identità individuale e 
collettiva, dell’appartenenza, del dovere, della lealtà, del 
potere e di altre basilari dimensioni esistenziali. 
 “Determinano gli atteggiamenti ed il comportamento, 
indicando ai membri dell’organizzazione come la realtà vada 
percepita, pensata e sentita” (C.Argyris, “Theories in use”). 
 Essendo invisibili ed inconsapevoli, non si prestano né al 
paragone, né alla discussione e sono difficili da individuare 
anche con colloqui e interviste in profondità. 
 Gli assunti si combinano variamente tra loro e danno luogo 
a sistemi di convinzioni articolati e complessi. 
 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA CULTURA ORGANIZZATIVA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LE FUNZIONI DELLA CULTURA 
1) Risolvere i problemi di sopravvivenza e legittimazione 
dell’organizzazione nell’ambiente esterno, assicurando consenso 
su obiettivi, strategie, scelta dei mezzi per metterle in atto e 
valutazione delle prestazioni, senza il quale nessun gruppo 
potrebbe operare nel lungo periodo. 
2) Risolvere i problemi di integrazione al suo interno, assicurando 
una certa soglia di coesione e capacità interna di operare come 
gruppo e consenso sul linguaggio, gli schemi cognitivi, i criteri 
di inclusione ed esclusione nel gruppo, i criteri di allocazione del 
potere e dello status sociale, il sistema premiante e l’ideologia. 
3) Ridurre l’ansia in ogni condizione innovativa o instabile, 
indicando un sistema per selezionare i segnali cui dare 
attenzione, come gestire il proprio lavoro, come comunicare e 
come rapportarsi con gli altri e consentendo quella necessaria 
continuità di valori e convinzioni quando cambiano obiettivi, 
strutture ed altri punti di riferimento. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
LA CULTURA ORGANIZZATIVA 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CULTURA E CAMBIAMENTO ORGANIZZATIVO 
 Tra i vari elementi dell’organizzazione la cultura è il più 
resiliente e capace di sopravvivere al cambiamento. 
Per introdurre una nuova cultura non basta proporre nuovi 
valori, ma occorre una strategia più complessa: 
1) Lanciare in una prima fase segnali forti in termini di valori 
e di artefatti, mettendo in discussione strutture, regole, 
procedure, abitudini, linguaggio e punti di riferimento. 
2) Creare consenso intorno ai nuovi valori con riunioni di 
gruppo e iniziative formative su nuove priorità e nuovi 
modi di lavorare, di apprendere e di comunicare. 
3) Favorire il processo di trasformazione cognitiva dei nuovi 
valori in nuovi assunti impliciti attraverso la loro 
sperimentazione con successo. E’ infatti solo la concreta 
percezione di vantaggi in termini di qualità della vita, del 
lavoro e delle relazioni sociali a rendere accettabili le 
innovazioni ed a far superare l’ansia. La dimensione ideale 
nella quale lavorare sulla cultura è il piccolo gruppo. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
IL FUNZIONALISMO 
 
 
 
Autori:Talcott Parsons, Robert Merton, Alvin Gouldner, Philip 
Selznick 
Contesto: Anni 30-60. Studi di antropologia sociale e 
sociologia. Le funzioni intese come i contributi delle varie 
istituzioni per soddisfare i bisogni dell’uomo e mantenere le 
condizioni di esistenza della vita sociale del gruppo. 
Paradigmi culturali: teoria della società onnicomprensiva, 
consensuale ed armonica. La società è un sistema unitario 
composto di parti interdipendenti. La convivenza sociale si 
basa sull’esistenza di un modello prevalente di valori. Ogni 
istituzione contribuisce a garantire l’equilibrio e la 
riproduzione adattativa e dinamica del sistema. 
Obiettivi: comprendere e spiegare le dinamiche della società e 
delle organizzazioni. 
Metafora: l’organizzazione come sistema sociale. 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
IL FUNZIONALISMO 
 
 
 
Autori:Talcott Parsons, Robert Merton, Alvin Gouldner, Philip 
Selznick 
Contesto: Anni 30-60. Studi di antropologia sociale e 
sociologia. Le funzioni intese come i contributi delle varie 
istituzioni per soddisfare i bisogni dell’uomo e mantenere le 
condizioni di esistenza della vita sociale del gruppo. 
Paradigmi culturali: teoria della società onnicomprensiva, 
consensuale ed armonica. La società è un sistema unitario 
composto di parti interdipendenti. La convivenza sociale si 
basasull’esistenza di un modello prevalente di valori. Ogni 
istituzione contribuisce a garantire l’equilibrio e la 
riproduzione adattativa e dinamica del sistema. 
Obiettivi: comprendere e spiegare le dinamiche della società e 
delle organizzazioni. 
Metafora: l’organizzazione come sistema sociale. 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
IL FUNZIONALISMO 
 
 
 
 
 
 
LE SCOPERTE DI PARSONS 
1) La società è un sistema generale costituito da più sistemi 
che interagiscono tra loro, al cui interno operano ulteriori 
sottosistemi, con scambi di input e output. 
2) Le organizzazioni sono a loro volta sistemi, contraddistinti 
da gerarchie e ruoli formali e da un orientamento 
prevalentemente strumentale ad un fine specifico. 
3) Ogni organizzazione ha un proprio output, che è insieme 
scopo dell’organizzazione e funzione per il sistema sociale. 
4) I sistemi di qualunque livello sono legittimati a funzionare 
solo se e in quanto accettano il modello di valori fornito dal 
livello sistemico superiore e perseguono scopi ad esso 
conformi. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
IL FUNZIONALISMO 
 
 
 
LE SCOPERTE DI PARSONS 
Qualunque organizzazione o sistema sociale, per garantire la 
propria sopravvivenza, deve: 
 Reperire e adattare le risorse necessarie a raggiungere i suoi 
fini istituzionali (funzione economica); 
 Determinare tali fini e perseguirli in modo coerente 
(funzione strategica); 
 Mantenere dei modelli culturali di riferimento, stabilizzare le 
tensioni interne e motivare i propri appartenenti a rimanere 
nel sistema e ad operare nel modo richiesto (funzione di 
latenza); 
 Mantenere un adeguato livello di integrazione interna con la 
socializzazione e la condivisione di valori e regole di 
cooperazione (funzione di integrazione). 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
IL FUNZIONALISMO 
 
 
 
LE SCOPERTE DI MERTON 
1. Può esserci una differenza tra il significato che i soggetti 
agenti attribuiscono alle proprie azioni e le funzioni 
sistemiche che quelle azioni possono esercitare. 
2. Le stesse funzioni possono essere svolte da più istituzioni. 
3. La stessa istituzione può svolgere diverse funzioni. 
4. Queste funzioni non sono sempre quelle previste ed 
auspicate. Si può infatti distinguere tra: 
A) Funzioni manifeste = quelle conseguenze oggettive, 
volute e ammesse dai soggetti agenti, per produrre le quali 
l’organizzazione esiste e che contribuiscono a rendere 
efficiente e adeguato il sistema. 
B) Funzioni latenti = quelle conseguenze oggettive che non 
sono volute, né ammesse dai soggetti agenti, producono 
conseguenze inattese e possono dare origine a disfunzioni 
nell’organizzazione e/o nel sistema.(Vedi il curriculum 
nascosto) DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA TEORIA DELLE DECISIONI 
Autori: Chester Barnard, Herbert Simon 
Contesto: Anni 50-70. Studi di economia e management 
aziendale. 
Paradigmi culturali: Homo Oeconomicus. La complessità 
come molteplicità di variabili. Razionalità limitata. Logica 
probabilistica nelle decisioni. Elementi di fatto e di valore. 
Obiettivi: comprendere le dinamiche organizzative 
osservando come e sulla base di quali elementi i singoli ed 
i gruppi prendono le decisioni e risolvono concretamente i 
problemi. 
Metafora: l’organizzazione come “sistema cooperativo” 
(Barnard) e come “dilemma tra spinte conservative e 
innovative” (Simon). 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 LE SCOPERTE DI BARNARD 
 Ogni volta che si vogliano raggiungere obiettivi che 
superano le capacità dei singoli individui, occorre costituire 
un sistema cooperativo che per funzionare esige: 
a) il consenso di tutti gli individui che ne fanno parte; 
b) la divisione funzionale del lavoro. 
 Il fine dell’organizzazione non è mai riconducibile alla 
somma dei moventi individuali e non ha di per sé alcun 
significato per l’individuo. 
 Ciò che ha significato per il singolo è la relazione che ha 
con l’organizzazione, i sacrifici che questa gli impone ed i 
benefici che gli assicura. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LE SCOPERTE DI BARNARD 
 Con il personale di tutti i livelli si crea un rapporto di 
transazione tra i contributi attesi e gli incentivi promessi. 
 E’ solo l’instaurazione di una cooperazione efficace che 
permette di moltiplicare il valore dei contributi individuali. 
 La pretesa dell’organizzazione di ottenere dagli individui una 
completa identificazione con i suoi fini è irrealistica e 
inconsistente. 
 Gli individui hanno spazi privati e lealtà molteplici, che si 
sottraggono al dominio di una sola organizzazione. 
Il management deve quindi porsi l’unico traguardo 
concretamente praticabile: 
gestire il rapporto tra contributi e incentivi in modo tale che i 
dipendenti aumentino il più possibile la sfera della propria 
disponibilità a venire incontro alle esigenze 
dell’organizzazione, dedicandovi il massimo dell’impegno e 
delle energie. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 "flessibilità" dell'organizzazione 
 
 A fronte di un aumento della complessità, ridurre la divisione del lavoro 
("gerarchico-funzionale"), ridurre il carattere prescrittivo 
("burocratico") e aumentare l'autonomia dei soggetti e delle unità 
organizzative (puntando sull'autoregolazione, l'intelligenza diffusa e i 
processi informali) 
 Reali progressi nella divisione del lavoro cognitivo richiedono potenti 
strutture di circolazione e condivisione del sapere (a basso costo). 
 La "interazione comunicativa" non nasce dal liberarsi di sovrastrutture 
superflue per liberare la creatività e la capacità di cooperazione; 
 Per determinare flessibilità "informale", è necessario definire 
"formalizzazione" del sapere produttivo per renderlo utilizzabile nella 
rete, cioè trasferibile 
 sia fra unità dell'organizzazione, sia fra diverse organizzazioni 
(trasferibile nei diversi aspetti: di conformità alle tecnologie di 
connessione, di comprensione non equivoca, di garanzia dei contenuti e 
 del loro impiego) DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Tematiche organizzative critiche per l’operare in “rete”: 
- la pluralità dei livelli e dei ruoli che articolano il circuito cognitivo 
(sistemisti e specialisti, componentisti, realizzatori ecc.); 
- la criticità della formalizzazione dell'informazione nell'innervare un 
tessuto relazionale complesso; 
- le sofisticate costruzioni contrattuali in termini di rischi, di garanzie, 
di trasferimento e uso delle conoscenze. 
 
Per determinare quindi “interazione comunicativa” nelle reti, rimane 
necessario operare sul tessuto dei "linguaggi" dotandosi di strumenti 
organizzativi che facciano da filo e forbici per la costruzione di 
"progetti". 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Rassegna sufficientemente esaustiva delle diverse posizioni ci è offerta 
da Bush (1996), che ha distinto le diverse opinioni in tre categorie 
principali: 
 quella di chi non ravvisa particolari differenze fra il management 
generale ed il management scolastico (Handy, Haag, Walker, Squire); 
 quella di chi, invece, sottolinea la specificità dell’organizzazione 
scolastica e dunque la non sovrapponibilità di modelli manageriali 
derivati da altri contesti (Glatter, Taylor, Barrel, Al-Khalifa); 
 quella di chi, senza assumere posizioni estremistiche, considera il 
management scolastico come una “disciplina eclettica” che può 
accettareprestiti e contributi, ma che deve re-interpretarli e 
utilizzarli con molta attenzione (Everard e Morris, Osborne, 
Baldridge). 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il settore degli studi universitari Education si dedica alla formazione 
degli insegnanti e dei capi di istituto. 
Dal punto di vista dell’articolazione dei curricula accademici è un dato 
ormai acquisito che la formazione dei futuri docenti debba contemplare 
anche aspetti legati all’organizzazione e alla gestione della scuola 
Gli insegnanti sono pienamente coinvolti nel contribuire all’efficienza 
complessiva dell’istituto non soltanto con l’attività didattica, ma anche 
attraverso la consapevolezza e l’assunzione di responsabilità circa il 
ruolo che svolgono in un sistema sociale complesso qual è la scuola 
(Brundrett, 2003). 
Queste considerazioni, secondo Bush, valgono a maggior ragione per i 
dirigenti scolastici che, esattamente come avviene in Italia, vengono 
reclutati fra gli insegnanti senza tuttavia alcuna preparazione 
manageriale. DT Fiorella Palumbo 
 
 
 
 
Le teorie dell’organizzazione e la complessità 
sociale: l’autonomia come risorsa 
 
 
Nel 1976, sul numero 21 della prestigiosa rivista 
Administrative Science Quarterly compariva un articolo di 
Karl Weick intitolato 
Educational organizations as loosely coupled systems, 
ovvero 
“Le organizzazioni scolastiche come sistemi a 
legame debole” 
 
 La rivista si occupava di teorie organizzative, raccogliendo 
contributi interdisciplinari sullo studio delle organizzazioni, 
delle imprese e della pubblica amministrazione. 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia come 
risorsa 
 
 Questa è stata la prima lettura in chiave 
“organizzativa” della scuola 
 
Weick fu il primo e per sottolineare le 
peculiarità delle istituzioni scolastiche scelse la 
metafora della partita di calcio 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 Immaginate di essere arbitro, allenatore, giocatore o spettatore di 
una singolare partita di calcio: il campo ha forma circolare, le 
porte sono più di due e sono sparse disordinatamente lungo i 
bordi del campo. I partecipanti possono entrare e uscire dal 
campo a piacere; possono dire “ho fatto goal” per quanto vogliono, 
in ogni momento, per quante volte vogliono. Tutta la partita si 
svolge su un terreno inclinato e viene giocata come se avesse 
senso. Ora, se sostituiamo nell’esempio l’arbitro con il preside, gli 
allenatori con gli insegnanti, i giocatori con gli studenti gli spettatori 
con i genitori e il calcio con l’attività scolastica, si ottiene una 
definizione altrettanto singolare delle organizzazioni scolastiche. 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia come 
risorsa 
 
School management 
o 
Educational management School administration 
(espressioni in ambito accademico britannico e statunitense) 
traducono sul piano teorico-operativo la necessità di guardare 
alla scuola non soltanto dal punto di vista dei processi 
pedagogici e didattici (che rimangono un riferimento 
imprescindibile), ma anche dal punto di vista della gestione 
delle risorse e del personale, dell’organizzazione delle attività, 
dell’individuazione di modelli e strategie di governo, delle 
relazioni con l’esterno. 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 In una prima fase gran parte della letteratura 
specializzata si è interrogata prevalentemente sulle 
caratteristiche che differenziano l’organizzazione 
scolastica da altri tipi di organizzazione. 
Questa esigenza era già stata esplicitata proprio da 
Weick, secondo il quale la presenza di “legami 
deboli” sarebbe una peculiarità solo di alcune forme 
organizzative, fra le quali la scuola sarebbe esempio 
paradigmatico 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 Gli studiosi si chiedevano inoltre se fosse lecito applicare alla scuola modelli 
di management e teorie organizzative già consolidate in altri contesti 
(impresa, pubblica amministrazione, sanità, ecc.). 
 
Bush (1996), ha distinto le diverse opinioni in tre categorie principali: 
• chi non ravvisava particolari differenze fra il management generale ed il 
management scolastico (Handy, Haag, Walker, Squire); 
• chi, invece, sottolineava la specificità dell’organizzazione scolastica e 
dunque la non sovrapponibilità di modelli manageriali derivati da altri 
contesti (Glatter, Taylor, Barrel, Al-Khalifa); 
• chi, senza assumere posizioni estremistiche, considerava il management 
scolastico come una “disciplina eclettica” che può accettare prestiti e 
contributi, ma che deve re-interpretarli e utilizzarli con molta attenzione 
(Everard e Morris, Osborne, Baldridge). 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 «Dal punto di vista dell’articolazione dei curricula la 
formazione dei futuri docenti contempla anche aspetti legati 
all’organizzazione e alla gestione della scuola, considerato che 
gli insegnanti sono pienamente coinvolti nel contribuire 
all’efficienza complessiva dell’istituto non soltanto con l’attività 
didattica, ma anche attraverso la consapevolezza e l’assunzione 
di responsabilità circa il ruolo che svolgono in un sistema 
sociale complesso qual è la scuola « 
(Brundrett, 2003 –piano di formazione docenti 2017). 
Queste considerazioni, secondo Bush, ovviamente anche per i 
dirigenti scolastici che, come avviene in Italia, vengono 
reclutati fra gli insegnanti senza tuttavia alcuna preparazione 
manageriale. 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 Ma per quali ragioni la scuola ha conosciuto questo 
rapido sviluppo degli studi organizzativi nei suoi 
confronti? 
 
Molte argomentazioni andrebbero contestualizzate 
alle politiche scolastiche e ai processi di riforma 
adottati dai singoli paesi. 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 Possiamo individuare alcuni fenomeni “trasversali” che, in 
diversa misura, hanno coinvolto tutti i sistemi di istruzione e 
formazione europei e che hanno contribuito a riconsiderare la 
scuola come istituzione sia dal punto di vista delle sue finalità, 
sia dal punto di vista della sua organizzazione interna. 
 
Una prima spiegazione dei cambiamenti organizzativi della 
scuola è riconducibile al più ampio mutamento sociale 
avvenuto negli ultimi decenni e che è stato descritto 
attraverso il passaggio dalla modernità alla postmodernità, 
divenuta in breve – a ragione o a torto – un paradigma 
interpretativo del nostro tempo. 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 Gli indicatori di tale passaggio, secondo Morrison (1998), sarebbero 
- il declino dei sistemi di produzione su larga scala contrapposto 
all’aumento della produzione di piccoli beni di nicchia, 
- l’allargamento dei mercati, 
- l’esasperazione del principio della soddisfazione del cliente, 
- l’avvento rivoluzionario della società dell’informazione. 
 
Le organizzazioni sociali hanno abbandonato i tradizionali modelli 
meccanicistici per aderire a forme organizzative “organicistiche” 
più flessibili e fluide, ovvero non più fondate sulle specializzazioni 
individuali, ma sulla costituzione di gruppi di lavoro “pluri-
competenti” e dinamici, alimentati dalla crescita e dalla 
realizzazione dei loro componenti. 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 La metafora della“liquidità” di Bauman, evidenzia il 
venir meno di certezze, punti di riferimento e solidi 
appigli che si liquefanno, divenendo improvvisamente 
sfuggenti, inafferrabili, cedevoli. 
Tutto ciò rende conto delle profonde trasformazioni 
avvenute negli ultimi anni all’interno di tutte le 
strutture sociali e non sono circoscrivibili a singoli 
paesi e contesti. 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 
La scuola, nella sua veste di istituzione sociale, rappresenta una componente 
importante del rinnovamento socioculturale ed economico del nostro tempo 
e non poteva certo sottrarsi a questi mutamenti: 
 
- le riforme nel campo dell’istruzione sono state pertanto inevitabili e 
profonde e hanno coinvolto le finalità, la struttura, i programmi e 
l’organizzazione delle scuole e delle altre istituzioni educative e formative 
(Morrison, 1998). 
 
Anche la documentazione internazionale prodotta in questi anni dall’OCSE o 
dall’UNESCO, afferma che gli interventi di politica scolastica hanno valicato i 
confini nazionali per assumere sempre più i connotati di un “adeguamento” ad 
un indirizzo europeo della formazione, in linea con il paradigma della 
globalizzazione. DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 Durante la prima parte del secolo i sistemi di istruzione avevano 
perseguito soprattutto l’obiettivo dell’alfabetizzazione e, in alcuni casi, 
contribuito alla costruzione di un’identità nazionale (è proprio il caso 
dell’Italia), dagli anni Ottanta in poi le parole d’ordine in tema di 
formazione sono diventate altre: 
competenze, formazione permanente, TIC (Tecnologie 
dell’Informazione e della Comunicazione), mobilità, cittadinanza, lotta 
all’esclusione, alternanza scuola lavoro, integrazione dei sistemi, 
personalizzazione dei percorsi e oggi anche integrazione multiculturale 
e cittadinanza globale, anche in connessione con i temi della 
sostenibilità di cui all’Agenda 2030 
 
DT Fiorella Palumbo 
 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 
Dall’analisi e dalla comparazione delle politiche governative in materia 
emergevano tre indirizzi principali di intervento (Semeraro, 1999). 
1. accrescere il livello di istruzione nella popolazione attiva, anche perché 
esistevano sensibili differenze fra gli stati membri nella 
regolamentazione dell’obbligo scolastico (proprio l’Italia, ad 
esempio, sotto questo profilo era in evidente ritardo). 
2. Aumentare la qualità dell’istruzione, facendo leva soprattutto 
sull’autonomia degli istituti, sulla concorrenza tra scuole e 
riconsiderando il rapporto fra pubblico e privato. 
3. modernizzare i programmi di studio (anche in funzione di una loro 
“armonizzazione”, per favorire la mobilità) e delle strategie didattiche. 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 Si lamentava l’inadeguatezza dell’apprendimento scolastico, 
considerato eccessivamente artificioso e decontestualizzato. 
Resnick in Learning in school and out, descriveva una serie di 
caratteristiche del funzionamento cognitivo degli individui nei contesti 
di vita quotidiana contrapponendole ad altrettante caratteristiche 
dell’apprendimento a scuola. 
Gardner, occupandosi delle rappresentazioni spontanee con cui i 
bambini in età prescolare forniscono spiegazioni su ciò che li circonda, 
descriveva l’apprendimento scolastico come un rituale in cui si 
svolgono compiti e si forniscono risposte, senza garantire che dietro 
tali compiti ci fosse una comprensione vera e profonda dei fenomeni 
o delle discipline insegnate (Zucchermaglio, 1998). 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia 
come risorsa 
 
Il trattato di Maastricht, in vigore nel 1993, rappresentava un impegno 
concreto e formale assunto dagli Stati membri dell’allora costituenda 
Unione Europea. 
 
L’art. 126 del trattato indicava chiaramente la necessità di intervenire 
sui sistemi scolastici, anche dal punto di vista della loro 
organizzazione, per promuovere una dimensione europea della 
formazione, fondata sul principio dell’educazione permanente, 
sull’incentivazione dell’istruzione a distanza, su programmi di mobilità 
sia per gli studenti, sia per gli stessi insegnanti. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
 Nel vertice di Lisbona del 2000, che ha ispirato il 
Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente, 
l’Unione Europea auspicava un adeguamento dei sistemi di 
istruzione e formazione alla società dei saperi, anche al fine di 
migliorare il livello e la qualità dell’occupazione. 
«Le scuole e i centri di formazione – si legge all’art. 26 del 
documento finale – dovrebbero essere trasformati in centri 
locali di apprendimenti plurifunzionali accessibili a tutti, 
ricorrendo ai mezzi più idonei per raggiungere un’ampia 
gamma di gruppi bersaglio; tra scuole, centri di formazione, 
imprese e strutture di ricerca dovrebbero essere istituiti 
partenariati di apprendimento a vantaggio di tutti i 
partecipanti». 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
Con i lavori di Lisbona si confermava ulteriormente la 
tendenza alla deregolamentazione e al decentramento, 
che era stata intrapresa dai singoli paesi come la via 
maestra per riformare i sistemi scolastici e riorganizzarli 
alla luce della nuova domanda sociale. 
 
Nelle politiche formative europee degli anni Novanta la 
parola d’ordine era stata autonomia, la quale si è 
operativamente tradotta in adeguamenti strutturali in 
alcune circostanze e in profonde trasformazioni 
culturali in altre. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
Sono stati proprio i processi autonomistici della scuola ad 
alimentare la riflessione teorica sull’organizzazione scolastica; 
Infatti laddove l’autonomia delle scuole aveva già una sua 
storia si registrava una più intesa produzione scientifica sul 
management scolastico ed una sua stabile collocazione nei 
curricoli universitari destinati alla formazione degli insegnanti. 
Al contrario, nei paesi in cui l’autonomia era un processo 
recente o in corso, il dibattito scientifico sull’organizzazione 
delle istituzioni scolastiche si rivelava ancora piuttosto 
circoscritto. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
 
 Eurydice, (rete di informazione sull’istruzione in Europa, direttamente finanziata 
dalla Commissione Europea e dai rispettivi Ministeri degli Stati membri) aveva 
presentato un rapporto contenente una comparazione fra sistemi scolastici dei singoli paesi 
da cui emergeva un panorama comunitario fortemente variegato sul fronte dell’autonomia 
scolastica perché condizionato da situazioni di partenza dei sistemi di istruzione e formazione 
a volte nettamente contrapposte. 
 
La tendenza al decentramento delle competenze accomuna ormai la maggior parte dei paesi 
europei, ed il raffronto documentato nel Rapporto mette in evidenza soprattutto tre macro 
indicatori di autonomia scolastica: 
- i livelli ai quali vengono prese le decisioni, 
- gli ambiti di attività scolastica che presuppongono le decisioni da prendere, 
 - le modalità con cui queste vengono prese. 
 
Dalla lettura di tali indicatori appare facile individuare sistemi già fortemente decentralizzati 
(Regno Unito, Svezia, Olanda, Germania, Ungheria) e sistemi in cui l’autonomia delle scuole è 
di più recente attuazione (Francia, Spagna, Grecia, Italia, Lussemburgo). DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessitàsociale: 
l’autonomia come risorsa 
 Il ruolo del dirigente scolastico ha acquistato nel tempo una maggiore 
visibilità e quindi anche una maggiore esposizione all’analisi critica (Fischer e 
Masuelli, 2002). 
Questo si è tradotto sul piano teorico, nell’analisi : 
degli stili di leadership, degli approcci organizzativi e delle strategie di 
management, derivando questi concetti da altri ambiti, ma anche cercando di 
precisarne le specificità in considerazione delle finalità della scuola e degli 
attori coinvolti, del tutto particolari. 
 
L’attività di studio e ricerca non è stata circoscritta ai soli capi d’istituto ma 
si è o allargata all’intero corpo docente, considerato che la complessità 
raggiunta dalle istituzioni scolastiche è ormai tale da richiedere azioni di 
governo, gestione e progettazione sempre più allargate e condivise, 
ricorrendo pertanto a equipe, staff o gruppi di coordinamento individuati fra 
gli insegnanti e a supporto della dirigenza. . 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
 
L’acquisizione dell’autonomia, che fra il 1997 e il 2000 ha modificato profondamente 
il nostro sistema di istruzione e formazione, ha introdotto cambiamenti, a livello 
legislativo e amministrativo, che hanno imposto anche nel nostro Paese l’applicazione 
di adeguati modelli organizzativi e di management. Il livello della riflessione, sia sul 
piano teorico sia sul piano applicativo, continua ad essere difficilmente paragonabile a 
quello di altri contesti (Regno Unito, Svezia, Olanda, ecc) 
 
Possiamo quindi considerare il percorso delle teorie organizzative da una parte e 
delle scienze dell’educazione dall’altra Alessandrini (2005), riprendendo l’espressione 
di Bauman, ha chiarito che le frontiere disciplinari stanno facendo emergere, saperi 
“meticciati”, che si sovrappongono e si intrecciano generando nuovi saperi e 
competenze liquide, ovvero fluide, fluttuanti, difficili da rappresentare come insiemi 
solidi di acquisizioni stabili. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
 
L’organizzazione delle istituzioni scolastiche (OIS) in quanto disciplina necessita pertanto 
di un approccio multiprospettico, in grado di coniugare le questioni tipicamente 
organizzative – il management, la leadership, la struttura, le relazioni con l’ambiente, la 
cultura, ecc. 
 
 Con le con le caratteristiche della scuola, che è certamente un’organizzazione, ma in 
cui i concetti di relazione, persona, crescita, cambiamento, progetto, per l’importanza 
che in essa assumono, non possono prescindere da un orizzonte pedagogico, emerge 
sempre più chiaramente la tendenza ad inserire l’OIS (sia pure con differenti 
modalità e denominazioni) all’interno dei curricoli accademici per la formazione 
iniziale degli insegnanti (corsi di laurea in scienze della formazione primaria, Scuole di 
specializzazione per l’insegnamento nella scuola secondaria, corsi abilitanti, ecc.). 
La stessa tendenza è risultata ancora più accentuata nel recente corso-concorso per 
il reclutamento dei nuovi dirigenti scolastici, dove i riferimenti alla gestione 
dell’organizzazione scolastica erano assai evidenti. 
 
 
 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
 
la riforma dell’autonomia ha senz’altro rappresentato un momento di svolta anche 
dal punto di vista della ricerca in ambito scolastico 
 
Verso la metà degli Ottanta presso il dipartimento della Facoltà di Scienze Politiche 
dell’Università di Bologna, Stefano Zan pubblicò per primo in Italia l’articolo di Karl 
Weick sulle organizzazioni scolastiche come sistemi a legame debole all’interno di 
un progetto che, tuttavia, non affrontava in maniera esplicita i temi della scuola e 
della sua organizzazione. 
 
Tale riferimento, invece, risultava ben più esplicito nella ricerca di un collega di Zan, 
ovvero Piero Romei, il quale già nel 1986 fece uscire un volume dal titolo 
evidentemente significativo: 
La scuola come organizzazione. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
 Nel 1995, Romei scrisse un lavoro, intitolato 
«Autonomia e progettualità: la scuola come laboratorio di 
gestione della complessità sociale.» 
 
Se nella prima fase dei suoi studi il focus della ricerca era stato posto 
sull’evoluzione della scuola da istituzione a organizzazione, a partire da 
questo nuovo scritto Romei iniziò a dedicarsi alla definizione di un modello 
organizzativo da applicare ai contesti scolastici 
 
La tesi di fondo sostenuta in questa nuova pubblicazione era che la scuola 
riproduce al suo interno la complessità del più ampio sistema sociale, 
divenendo pertanto “laboratorio” per l’analisi, la riflessione e la 
sperimentazione di percorsi operativi diretti a migliorarne la governabilità. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
 
Romei definisce “il mal di scuola”, ciò che più di ogni altra cosa impedirebbe 
un’autentica azione organizzata a scuola: l’individualismo degli insegnanti. 
 
«Quello che ogni insegnante fatica ad accettare è la dimensione collettiva 
dell’organizzazione. 
Le regole di gruppo, con il loro contenuto di vincolo indisponibile, sembrano inaccettabili 
La scuola si scopre “organizzazione” perché è il lavorare insieme agli altri che gli sembra 
non necessario. 
Se il lavoro dell’insegnante è un lavoro eminentemente individuale, non c’è bisogno di 
collaborare con gli altri; e allora perché sottostare a regole che “burocratizzano” il suo 
lavoro, appesantendolo con condizionamenti inutili?». 
 
Romei, faceva corrispondere il rifiuto o la resistenza degli insegnanti ,all’idea di 
organizzazione, alla mancata consapevolezza della necessità di collaborare, coniugando i 
momenti dell’individualità con quelli dell’azione collegialmente coordinata, sottolineando 
in questo modo come non sia possibile insegnare da soli. 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e 
la complessità sociale: 
l’autonomia come risorsa 
 
Dal suo punto di vista teorico dell’organizzazione, Romei considerava la scuola un 
sottosistema del più ampio sistema sociale, con compiti e funzioni di 
mantenimento del sistema sociale stesso e di integrazione delle sue diverse 
componenti; 
 
le finalità, invece, riguardavano prevalentemente la trasmissione della cultura, la 
socializzazione, la maturazione critica e lo sviluppo della personalità nelle nuove 
generazioni. Le funzioni e le finalità istituzionali della scuola, così come risultavano 
definite da Romei, si perseguivano grazie ad un apparato dotato di risorse, strumenti 
e modi d’agire propri che, assieme alle capacità d’azione, costituiva la dimensione 
organizzativa della scuola, conferendole tutte le caratteristiche di un sistema sociale 
complesso: unitarietà di fini rilevanti per il contesto esterno e molteplicità di risorse 
fra loro interagenti secondo modalità definite da una struttura (Romei, 1986). 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia come 
risorsa 
Le norme chiave 
 
 
 art. 21 l. n. 59/1997 autonomia funzionale delle 
scuole 
 D.P.R. n. 275/1999 Regolamento attuativo 
 art. 117 Costituzione - riparto competenze Stato-
Regioni 
DT Fiorella Palumbo 
Le teorie dell’organizzazione e la 
complessità sociale: l’autonomia come risorsa 
 
DPR 275/99 
L’espressione autonomia funzionale va intesa nel senso di un 
decentramento di funzioni dall’Amministrazione centrale e 
periferica alle scuole, che ora definiscono e attuano, in rete 
con gli Enti locali e le altre scuole, una propria offerta 
formativa. 
 
Si realizza così una sintesi fra obiettivi nazionali del sistema 
di istruzionee esigenze formative emerse dal contesto 
locale. L’azione della scuola è finalizzata al successo 
formativo dello studente. DT Fiorella Palumbo 
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complessità sociale: l’autonomia come 
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L’AUTONOMIA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE 
 
È INTRODOTTA 
 dalla legge n. 59/1997, (riforma Bassanini) art.21 che conferiva al Governo il 
potere di riorganizzare il “Servizio istruzione” mediante il potenziamento 
dell’autonomia intestata alle istituzioni scolastiche ed educative. 
 
È REALIZZATA 
 dal DPR 275/1999, che disciplina l’autonomia scolastica 
 come “garanzia di pluralismo culturale che si sostanzia nella progettazione e nella 
realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo 
sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle 
famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti” (...) 
 
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complessità sociale: l’autonomia come 
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L’AUTONOMIA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE 
 
acquisisce rango costituzionale 
 
con la Legge 3/2001 del 18 ottobre che all’art. 117, modifica il titolo V, 
della parte seconda della Costituzione , nel definire le materie di 
legislazione concorrente , materie, in cui spetta alle Regioni la potestà 
di legiferare sulla base dei principi fondamentali dello Stato, inserisce 
l’Istruzione ma 
 
salva 
l'autonomia delle istituzioni scolastiche 
 
 
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complessità sociale: l’autonomia come 
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L’AUTONOMIA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE 
 
Il regolamento ha avuto applicazione dal 1° settembre 2000 
 
 
 
Fino a tale data, però, le istituzioni scolastiche hanno esercitato 
l’autonomia ai sensi del D. M. n. 251 del 29 maggio 1998 (“Programma 
nazionale di sperimentazione dell’organizzazione scolastica. 
 
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complessità sociale: l’autonomia come 
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La scuola tra lo Stato e gli Enti territoriali 
 
Lo Stato definisce, in via esclusiva, le norme generali sull’istruzione e i livelli 
essenziali delle prestazioni. 
Dunque, 
• • i curricoli obbligatori; 
• • le indicazioni nazionali; 
• • la disciplina dell’obbligo scolastico; 
• • le norme sulla valutazione degli apprendimenti e di sistema; 
• • i diritti e degli obblighi delle scuole non statali; 
• il reclutamento e la formazione degli insegnanti; 
• • la regolamentazione del rapporto di lavoro del personale statale; 
• • il regime degli esami di Stato; 
• • i diritti e i doveri degli studenti e delle famiglie; 
• • l’assetto degli organi collegiali 
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La scuola tra lo Stato e gli Enti territoriali 
 
Alle Regioni, in via esclusiva, spettano il sistema di istruzione e 
formazione professionale, ma anche, ai sensi del d.lgs. n. 112/98, la 
programmazione territoriale delle Istituzioni scolastiche, i contributi 
alle scuole non statali, il calendario scolastico. 
 
In via concorrente, cioè sulla base di principi fondamentali dello Stato, 
che lasciano spazio, dunque, a differenziazioni e adattamenti 
territoriali, l’istruzione, salva l’autonomia delle Istituzioni scolastiche. 
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Il d.lgs. n. 112/98 attribuisce alle Province (per le secondarie di 
secondo grado) e ai Comuni (per le secondarie di primo grado e le 
primarie) competenze in ordine alla fusione, aggregazione, istituzione, 
soppressione di scuole, servizi di supporto organizzativo per alunni 
diversamente abili o svantaggiati, la manutenzione ordinaria e 
straordinaria degli edifici e la fornitura di arredi, le spese di 
funzionamento riferibili, ad esempio, ad utenze telefoniche ed elettriche, 
riscaldamento ed acqua, interventi di continuità fra i diversi gradi di 
istruzione. 
i Comuni hanno competenza su educazione degli adulti; orientamento 
scolastico e professionale; supporto alle strategie di continuità verticale 
e orizzontale; attuazione delle pari opportunità di istruzione; 
prevenzione della dispersione scolastica ed educazione alla salute. 
 
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Quali autonomie con il D.P.R. n. 275/99) 
 
• Didattica (art. 4 ) 
• Organizzativa (art. 5) 
• Le scuole scelgono metodi, strumenti, organizzazione e tempi 
d’insegnamento. Tali forme di autonomia si manifestano nel P.O.F. (art. 
3 D.P.R. n. 275/99), documento descrittivo di una 
• identità culturale originale della scuola. 
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• integrazione della quota nazionale obbligatoria con la quota riservata alle scuole per 
insegnamenti opzionali 
• ampliamento dell’offerta mediante insegnamenti facoltativi aggiuntivi 
• unità di insegnamento non coincidenti con l’ora di lezione 
• impiego degli spazi orari residui nell’ambito del curricolo obbligatorio 
• articolazione modulare degli alunni , provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi 
anni di corso 
• aggregazione di discipline in aree o ambiti disciplinari 
• periodizzazione degli insegnamenti e compensazioni 
adattamento del calendario scolastico regionale in relazione 
alle esigenze derivanti dal P.O.F. 
• modalità di impiego dei docenti in relazione ad eventuali diverse scelte metodologiche 
adottate nel P.O.F. 
• insegnamenti in lingua straniera di discipline non linguistiche 
• introduzione ed utilizzazione di tecnologie innovative 
• diverse modalità per il recupero e sostegno agli alunni in difficoltà e svantaggiati 
• criteri per la valutazione degli alunni e il riconoscimento crediti 
 
 
 
 
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Di ricerca, sperimentazione, sviluppo (art. 6 D.P.R. n. 275/99) 
 
 
• progettazione formativa e la ricerca valutativa; 
• formazione e aggiornamento del personale; 
• innovazione metodologica e disciplinare; 
• integrazione delle ICT nei processi formativi; 
• scambi interni e fra scuole di buone pratiche e materiali 
didattici; 
• feedback con INVALSI E INDIRE 
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Autonomia finanziaria cui si collegano varie attività negoziali, 
regolate dal D.I. n. 44/2001 (D.A. 895/2001 in Sicilia) 
 
Tra le altre, 
• i contratti di prestazione d’opera, finalizzati all’arricchimento 
dell’offerta formativa: per reperire professionalità che non 
figurano nell’organico della scuola sia a realizzare interventi 
integrativi e di recupero per i quali il personale interno si sia 
dichiarato indisponibile; 
• l’uso temporaneo dell’edificio scolastico a favore di enti o 
società, come accade per le palestre, le piscine, gli auditorium; 
• la vendita di materiali fuori uso e l’alienazione di beni e servizi 
prodotti nell’esercizio di attività didattiche a favore di terzi. DT Fiorella Palumbo 
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Gli accordi di rete (art. 7 D.P.R. n. 275/99) 
La rete è un network per l’ampliamento dell’offerta e coinvolge altre 
scuole, Università, soggetti no profit, imprese, fondazioni. L’accordo deve 
essere depositato presso le segreterie delle varie scuole, presuppone 
l’individuazione di un organo di gestione delle risorse, la determinazione 
della durata, le risorse umane e finanziarie messe a disposizione dalle 
scuole, privati ed enti aderenti. 
Al di fuori dell’accordo di rete, le scuole, singolarmente o insieme ad 
altre, possono stipulare convenzioni,consorzi o protocolli di intesa per 
la realizzazione di finalità coerenti con il P.O.F (oggi PTOF) 
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Riforma del sistema nazionale di 
istruzione e formazione 
 
Legge 107/2015 
 
Del 13 luglio 2015 
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La Legge 107/2015 
Dà piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche 
e richiama l’art 21 della legge 59/1997 e successive modifiche 
comma 1 
Evidenzia il 
• Ruolo centrale della scuola 
•Innalzare i livelli di istruzione e competenze , rispettando gli 
stili di apprendimento 
•Prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica 
•Realizzare una scuola aperta 
•Garantire il diritto allo studio , le pari opportunità di successo 
formativo e di istruzione permanente dei cittadini 
• 
per tali fini 
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La Legge 107/2015 
per tali fini le istituzioni scolastiche 
 
GARANTISCONO 
•La partecipazione alle decisioni degli Organi Collegiali 
 
ORIENTANO L’ORGANIZZAZIONE alla : 
•Flessibilità, diversificazione, efficacia ed efficienza del servizio 
scolastico 
•Integrazione e miglior utilizzo delle risorse e delle strutture 
•Introduzione di tecnologie innovative 
•Coordinamento con il contesto territoriale 
 
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La Legge 107/2015 
STRUMENTI 
 Ruolo del Dirigente Scolastico, staff, funzioni di coordinamento, 
funzioni strumentali 
 Piano dell’Offerta Formativo Triennale 
 Partecipazione di tutte le componenti: organi collegiali, studenti e 
famiglie 
 Interazione con il territorio 
 Ruolo DSGA e personale amministrativo 
 Organico dell’autonomia e del potenziamento e del personale 
ATA 
 Formazione personale 
 Innovazione digitale 
 Valutazione, rendicontazione, trasparenza e pubblicità DT Fiorella Palumbo 
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Il Piano Offerta Formativa 
Comprende 
 Progettazione didattico-curricolare, insegnamenti opzionali, attività extracurricolari 
ed educative per il raggiungimento degli obiettivi formativi individuati dalle 
istituzioni scolastiche potenziando i saperi e le competenze degli studenti. 
Obiettivi generali ed educativi degli indirizzi di studio 
 Le esigenze del contesto territoriale apertura della comunità scolastica al 
territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realtà locali. 
Organizzazione della scuola 
 Il fabbisogno di posti comuni, di sostegno, di potenziamento dell’organico 
dell’autonomia 
 Il fabbisogno di posti per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario 
 Piano di formazione dei docenti e del personale ATA 
 Il fabbisogno di infrastrutture e attrezzature materiali 
 I Piani di miglioramento delle istituzioni scolastiche 
 E’ pubblicato sul sito della scuola e nel Portale unico 
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Alternanza Scuola lavoro 
Per arginare l'enorme dispersione scolastica , negli ultimi tre anni della scuola 
secondaria di secondo grado saranno attivati percorsi di alternanza scuola lavoro, che 
daranno vita ad un legame maggiore fra scuola e contesto produttivo locale. 
 
 POTENZIAMENTO dei percorsi INCREMENTO delle opportunità di LAVORO e 
ORIENTAMENTO 
 Almeno 400 ore obbligatorie negli Istituti Tecnici 
 Almeno 400 ore obbligatorie negli Istituti Professionali 
 200 ore complessive obbligatorie nei Licei 
 Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza 
 Registro Nazionale delle Imprese per L’alternanza 
 Le attività potranno essere svolte anche durante i periodi di sospensione delle 
attività: 
 in estate e/o durante le vacanze di Natale e Pasqua. 
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Piano di formazione docenti 
- Legge 13 luglio 2015, n. 107, comma 124, relativo alla formazione in servizio dei docenti; 
 - nota MIUR del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, prot. 2915 del 
15/09/2016, contenente “Prime indicazioni per la progettazione delle attività di formazione destinate 
al personale scolastico”; 
- D.M. n.797 del 19 ottobre 2016 Piano Nazionale della Formazione dei docenti 2016-2019. 
 
Piano di formazione dirigenti 
- Piano di formazione a livello regionale sulla valutazione dei Dirigenti Scolastici, come stabilito 
nell’art. 27, comma 2, lettera B del D.M. n. 663 del 01 settembre 2016 e ai sensi dell’art. 6 del 
D.D.n. 1046 del 13/10/2016" 
- Avviso Pubblico per l’individuazione di una scuola polo per la realizzazione delle attività di 
supporto ai nuclei di valutazione per la realizzazione delle attività inerenti il sistema di 
valutazione e all’attuazione dell’articolo 25, comma 1, del Decreto Legislativo n. 165 del 2001 - 
(Art. 32, comma 3, dell’art. 32, comma 3, del Decreto Ministeriale n. 851 del 27 ottobre 2017) 
- 
 
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 NORMATIVA DI APPROFONDIMENTO 
 
 Legge 15 marzo 1997, n.59 
 Legge 18 dicembre 1997 n. 440 Istituzione fondo per l’ampliamento dell’offerta 
formativa 
 D. Lgs112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle 
Regioni e agli enti locali-In attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997,n.59 
 DPR 249/98 Statuto studentesse e studenti 
 DPR 233/98 Dimensionamento e organico funzionale 
 DPR 275/99 Regolamento autonomia istituzioni scolastiche 
 D.I. 44/01 regolamento contabile Istituzioni scolastiche 
 Legge n.3/2001 -Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione 
art.117 
 DPR 235/07 (modifica DPR 249/98) 
 Legge 4 marzo 2009, n. 15 e il D. Lgs150/09 
 Legge 107/2015 Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione 
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